Gay & Bisex
Così ti voglio!
27.08.2025 |
10.713 |
22
"Fabio trattenne il respiro: l’immagine di quell’uomo, forte e deciso, che scendeva tra le sue cosce, era più eccitante di qualsiasi porno visto fino a quel momento..."
Fabio aveva quarantadue anni, un matrimonio che scorreva regolare da più di dieci, una routine fatta di lavoro, figli e serate davanti alla televisione. Vita tranquilla, lavoro stabile, famiglia che lo occupava totalmente. Nulla lasciava trasparire che dentro, sotto la pelle, serpeggiasse da tempo un’inquietudine, un richiamo che non osava confessare a nessuno.Lo conobbe per caso, durante una cena tra amici comuni. Marco, trentanove anni, sposato, senza figli e apparentemente uomo di successo, anche con le donne. Occhi scuri, un sorriso ironico, un modo di ascoltare che faceva sembrare ogni parola più importante di quanto fosse. Si scambiarono poche frasi quella sera, ma qualcosa rimase sospeso, come un filo invisibile che tirava l’uno verso l’altro.
Il giorno dopo arrivò il primo messaggio. Cortese, amichevole, con una scusa qualsiasi. Poi un altro. E un altro ancora. La conversazione prese velocità, passando da argomenti banali a confidenze più intime. Le parole si fecero allusive, accese, fino a che non ci fu più dubbio su cosa desiderassero entrambi.
Fabio non aveva mai avuto esperienze con uomini. Eppure, quando restava solo, soprattutto la notte, davanti al computer acceso, diventava un altro uomo. Non cercava pornografia eterosessuale, né semplici scene di sesso “normali”: da tempo aveva scoperto di eccitarsi solo con i video trans. Quelle donne dal corpo femminile ma con un sesso maschile lo catturavano in modo ossessivo. Guardava ore di filmati, ipnotizzato dal contrasto: seni gonfi e lingerie da una parte, erezioni e penetrazioni dall’altra.
All’inizio era stato solo curiosità, poi abitudine, infine dipendenza. Si sentiva in colpa, ma allo stesso tempo non riusciva a rinunciare. Nel letto con la moglie la sua mente correva altrove: immaginava cosce depilate, corpi lisci, muscolosi che però lo dominavano con un cazzo duro. Più si sentiva normale e “irreprensibile” di giorno, più la notte cercava quel mondo proibito. Mai, però, aveva pensato di andare oltre lo schermo. Non si era mai definito gay, né bisessuale.
Comunque sia, sentiva che con Marco qualcosa che con le donne non ha mai provato. Un altro uomo come lui, “normale”, sposato, rispettabile, con una personalità sicura, un modo di fare deciso e ironico. La sua vita matrimoniale era solida in apparenza, anche se la mancanza di un’intesa vera con la moglie a volte traspariva.
Eppure con quello sguardo aveva risvegliato in Fabio lo stesso brivido che provava guardando i video notturni. Non trans, non donne, non uomini dichiarati gay: ma qualcosa di segreto, di nascosto, che univa le due metà della sua ossessione.
Il primo caffè insieme fu carico di tensione. Bastò il contatto delle mani quando passarono la tazzina per capire che la linea era stata superata. Da lì, fu solo questione di tempo prima che le parole diventassero azioni. Marco aveva un occhio attento, e riconosceva il desiderio represso quando lo vedeva.
«Alla fine, dai, siamo uomini. Tutti guardiamo porno. Tu che genere ti piace?».
Fabio si irrigidì, non se lo aspettava. Cercò di ridere, di sviare. «Eh, un po’ di tutto,» disse, scrollando le spalle.
Marco insistette, con quel sorriso che non lasciava scampo. «Su, non fare il diplomatico. A ognuno piace una cosa precisa. Io non credo ai tipi che dicono “un po’ di tutto”. Qual è quella roba che ti accende sul serio?». Fabio abbassò lo sguardo, giocherellando con la bottiglia. Un attimo di esitazione, poi a voce più bassa del normale: «Ok, i trans». La parola gli uscì quasi sussurrata, come se fosse una confessione. Subito si affrettò a spiegare: «Non so perché, mi piace il contrasto, i corpi femminili, lingerie, tacchi e poi quella sorpresa maschile. Non saprei spiegarlo.»
Marco lo fissò per un attimo, serio. Poi sorrise di nuovo, ma non con ironia: con complicità. «E perché dovresti spiegarlo? È eccitante, punto. Anch’io mi sono fatto delle seghe così, non sei l’unico.».
Fabio lo guardò sorpreso. «Davvero?». Marco annuì piano, avvicinandosi.
«Fabio, tutti abbiamo fantasie che non raccontiamo. Non c’è nulla di strano nel volere vedere una donna che ti monta con un cazzo duro, o immaginarti al suo posto. La verità? Non è diverso da me che a volte guardo video dove due uomini si scopano come se non ci fosse un domani.»
Marco lo fissava senza staccare gli occhi da lui, un sorriso lento sulle labbra. «E ti sei mai immaginato al posto loro? Al posto di quei ragazzi che si fanno riempire?». Fabio deglutì. Era la prima volta che qualcuno glielo chiedeva ad alta voce. «Sì,» confessò quasi sussurrando.
«Sì, qualche volta, ho pensato a come sarebbe essere preso, scopato, riempito». Marco si avvicinò ancora, sfiorandogli l’avambraccio con le dita. «E se non fosse una trans? Se fossi io?»
Il cuore di Fabio esplose in petto. Le sue fantasie, fino a quel momento solo notturne e virtuali, prendevano forma davanti a lui. Guardò Marco negli occhi e non trovò derisione, ma un desiderio lucido, famelico.
«Non è questione di etichette, Fabio,» disse Marco con voce roca.
«Non sei gay, non sei altro. Sei solo uno che ha bisogno di sentirsi scopato. E io potrei darti quello che ti manca.». Il cuore di Fabio batteva all’impazzata. Era come se Marco gli avesse tolto un macigno dalle spalle. Non c’era giudizio, solo una condivisione sincera.
La prima volta avvenne in un appartamento preso in affitto da Marco “per lavoro”. La porta si chiuse alle loro spalle con un tonfo secco, e subito il respiro si fece più corto. Chiusero la porta. Per qualche secondo restarono fermi, uno di fronte all’altro, come se l’aria fosse diventata troppo densa per muoversi. Poi Marco gli prese il viso tra le mani e lo baciò, senza esitazioni. Fabio gemette, sorpreso dalla propria risposta: la lingua che cercava l’altra, le mani che si aggrappavano alla camicia di Marco.
Furono pochi istanti e i vestiti cominciarono a scivolare a terra. Marco lo spinse sul divano, lo fece sedere e si inginocchiò davanti a lui. Fabio trattenne il respiro: l’immagine di quell’uomo, forte e deciso, che scendeva tra le sue cosce, era più eccitante di qualsiasi porno visto fino a quel momento.
«Rilassati,» sussurrò Marco, e gli liberò il sesso, già turgido. Poi lo prese in bocca con una naturalezza che lo fece gemere subito. Non era come le notti davanti allo schermo: era caldo, reale, vivo. Sentiva le labbra stringere, la lingua che lo accarezzava, la gola che lo accoglieva.
Fabio si aggrappò al divano, gli occhi chiusi, il respiro spezzato. «Dio, Marco» mormorava, incredulo.
Quando Marco si alzò, gli labbra ancora lucide, lo spinse all’indietro sul divano e si sistemò sopra di lui. «Non immagini da quanto aspettavo questo momento,» disse.
Poi Marco si posizionò sopra, guardandolo negli occhi mentre lo penetrava. L’altro gemette, spalancando le gambe per accoglierlo. Non c’erano ruoli, solo la forza di due corpi che si cercavano disperatamente.
Il primo contatto lo fece gemere: il glande caldo che premeva contro il suo buco stretto. Un brivido lo attraversò. «Respira, rilassati, non stringere» sussurrò Marco, spingendo piano. Fabio tremava, il cuore in gola. Era il momento che aveva immaginato per anni davanti allo schermo: non più porno, non più fantasie, ma carne viva.
Il dolore iniziale lo fece sussultare, il respiro spezzato. Ma Marco non si fermò: affondava poco a poco, centimetro dopo centimetro, finché Fabio non si sentì completamente invaso. Gemette per un misto di bruciore e piacere.
«Adesso sono dentro di te» ansimò Marco, tenendolo fermo per un momento. Poi iniziò a muoversi, lento, profondo. Ogni affondo era una scossa elettrica che gli attraversava la schiena, un misto di dolore e goduria che cresceva a ogni spinta.
Fabio si ritrovò a gemere, sempre più forte.
«Oddio, sì, così!»
Marco lo teneva per i fianchi, spingendo più deciso. «Guarda come prendi bene il mio cazzo. Sei nato per questo, Fabio. Per essere scopato.»
Ogni affondo di Marco lo faceva sobbalzare, stringeva le lenzuola tra le dita, sudando e ansimando: «Sì, scopami così, non fermarti.». Marco spingeva sempre più in profondità, il calore dei loro respiri mescolati. Guardarlo in faccia, vederlo tremare sotto di sé, lo faceva impazzire.
Ogni affondo lo scuoteva fino alle ossa, il respiro spezzato, i gemiti che diventavano urla soffocate. «Sì, scopami più forte!» riuscì a gridare, mentre il dolore e il piacere si fondevano in un’unica fitta bruciante e irresistibile. Poi lo sentì: il corpo di Marco che si irrigidiva sopra il suo, il cazzo che pulsava dentro, più gonfio. Un attimo dopo arrivò il seme caldo, denso, che iniziava a riempirlo a colpi regolari, uno schizzo dopo l’altro.
«Lo senti? Ti sto riempiendo» grugnì Marco, continuando a muovere i fianchi anche mentre veniva, spremendo fino all’ultima goccia. «Siii, riempimi» gemette Fabio. Lo sentiva riversare ondate del suo seme dentro di lui, una dopo l’altra.
L’orgasmo lo attraversò come una scossa, mentre il suo ano si stringeva intorno al sesso che lo penetrava, il corpo che si inarcava contro il suo.
Non riuscì a trattenersi: venne, senza toccarsi, venne in un getto caldo schizzando sperma sul proprio ventre e sul petto dell’amante proprio mentre continuava ad essere scopato. Era un orgasmo diverso, nato dentro, innescato dal seme che lo invadeva, come se quell’eiaculazione lo avesse acceso dall’interno.
Sentiva ogni muscolo contrarsi mentre Marco lo riempiva, continuando a spingere, spremendo fino all’ultima goccia.
«Sei un uomo sposato, ma qui sotto di me sei solo mio. Anche se domani torni da lei, dentro avrai ancora la mia sborra». Le parole facevano tremare Fabio. Quando si fermò, lui era disfatto, tremante, ma Marco restò dentro, come un animale che non molla la preda. Si sfilò poi lentamente e lo sperma colò fuori.
Marco ci passò due dita, poi gliele spinse in bocca.
«Succhia. Voglio che ti ricordi sempre del sapore del mio seme, anche quando non ci sono». Lui obbedì, succhiando, con gli occhi chiusi.
«Non sei più un uomo sposato. Non sei un marito. Sei il mio buco segreto, il mio giocattolo. Io decido quando godi e quando vieni.»
Si sdraiò di lato, lo prese per il mento e lo costrinse a guardarlo. «Dimmi cos’hai fatto stasera.»
«Ti ho ti ho fatto godere» balbettò Fabio, ancora inebetito.
«Non basta. Dimmi chi sei.»
Un attimo di esitazione, poi a voce bassa: «La tua troia, la tua puttana.»
Marco sorrise soddisfatto e lo baciò, con la lingua che sapeva ancora di sé. «Così ti voglio. Ricorda: tu appartieni solo al mio cazzo. E la prossima volta ti voglio sentire urlare il mio nome mentre ti scopo.»
Lui rabbrividì, il cuore a mille, e capì che quelle parole lo eccitavano quasi più della penetrazione stessa.
amanti sposati rapporti anali fellatio dominazione maschile incontri segreti appartamento trans fantasia sottomissione verbale
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Così ti voglio!:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
